TRAPPIST TERZO di Michele Scalini

Dopo essersi congedato dalla carriera militare con onore, il maggiore Smith si trova ad affrontare il mondo civile, ma senza riuscirci. Per anni tenta di adattarsi a quel nuovo stile di vita, che non gli si addice per niente, cambiando svariati lavori, quando una sera, durante una rissa in un locale, si imbatte nell’annuncio pubblicitario di una compagnia che organizza colonie su altri pianeti abitabili. Spinto dallo spirito di avventura e affascinato dal progetto, decide di aderire all’iniziativa della compagnia. Inizia così il suo viaggio verso quel nuovo mondo, dove vuole costruirsi una nuova vita lontano dalla Terra e, soprattutto, da quelle guerre che avevano segnato la sua vita. Con gli altri coloni costruisce un villaggio, avvia l’agricoltura, contribuisce alla nascita di quell’insediamento umano. Quando tutto procede per il meglio, scopre l’esistenza di insolite e magnifiche creature meccaniche che vivono su quel pianeta. Insieme a quelle creature, trova due civiltà aliene, Tiamatiani e “Creatori”, in guerra tra loro. A seguito dell’attacco alla sua colonia da parte dei “Creatori”, decide di unirsi a Tiamatiani per dichiarare guerra a quella civiltà a cui non piace dividere il pianeta con altri esseri.

Breve estratto:
Pistola puntata alla tempia. Dito pronto sul grilletto. Colpo in canna. Sguardo fisso nel vuoto. Una gelida goccia di sudore che scendeva dalla tempia. Mente sgombra, in attesa di compiere l’atroce gesto di porre fine alle mie sofferenze.
Ero ben consapevole che quella soluzione non era la più idonea per affrontare la situazione che stavo vivendo, ma dopo un’attenta analisi, giunsi alla conclusione che non c’era altra via d’uscita. Come uno scorpione messo in trappola, considera la morte l’unica via di fuga, anche io mi trovavo nella stessa condizione. In quella situazione, ero io lo scorpione.
Avevo già considerato ogni possibile soluzione, ma ognuna di loro aveva una bassa probabilità di successo e un’altissima probabilità di fallimento, ovvero la mia morte o la mia cattura, e non sapevo, quale delle due conclusioni, fosse la peggiore. Non era la prima volta che mi trovavo in una situazione simile, in battaglia potevano capitarti situazioni che non avevi considerato o che ti stavano sfuggendo di mano. Ma una situazione come quella, non mi era mai capitata Né la mia esperienza militare, né la mia conoscenza strategica potevano aiutarmi.
Mi asciugai la fronte con la mano, mentre con l’altra stringevo quella dannata pistola. Stavo per accostare il dito al grilletto per sferrare il colpo decisivo.
«Fanculo … » dissi sospirando mentre abbassavo la pistola verso il pavimento.
«Trova una soluzione invece di arrenderti … trova una soluzione … non arrenderti … trova una soluzione … dannato bastardo».
Mi alzai dalla sedia, che avevo preparato per la mia esecuzione, e mi avvicinai alla finestra barricata. Attraverso una fessura, lanciai un’occhiata verso l’esterno, per controllare la situazione. Quelle macchine infernali erano ancora là, come erano ancora là i loro formidabili inventori. Vedevo bene che non avevano intenzione di abbandonare la posizione, anzi, davano l’impressione che ci godessero a tenermi in trappola nella mia baracca.
Poche ore prima, avevo provato a contattare la secondo colonia che si trovava dall’altra parte di quel dannato pianeta perso nell’immensità del cosmo. Ma purtroppo nessuno rispose alla mia richiesta di soccorso e non avevo modo di sapere se quella gente fosse ancora viva o se aveva subito un attacco simile al nostro. Da esperto militare, dopo pochi minuti, pensai che probabilmente i miei nemici avessero distrutto le nostre comunicazioni. D’altronde lo avrei fatto anche io. Era la prima regola di una buona strategia militare. Prima di attaccare un nemico, assicurarsi di distruggere ogni mezzo di comunicazione, in modo da eliminare ogni possibilità di chiedere soccorso o rinforzi.
Dalla tasca laterale dei pantaloni, presi il pacchetto di sigarette. Ne tirai fuori una e la portai alla bocca. Una volta accesa, tirai una profonda boccata lasciando cadere leggermente all’indietro la testa, mentre poi lasciai scivolare fuori dalla bocca una densa nuvola di fumo. Tornai a sedere sulla sedia dove sarei dovuto morire. Continuai a fumare quella sigaretta, senza pensare a niente di specifico, nonostante avessi dovuto trovare una soluzione.
Sapevo che c’era un modo per uscirne.
Dovevo riflettere, pensare ad un piano e passare all’azione.

Intervista dell’editore:
Allora Michele parliamo un po’ del tuo libro, spiegaci come è nata l’idea per questa storia e svelaci alcune curiosità legate alla trama
Un paio d’anni fa avevo questa immagine nella mia mente, di un uomo chiuso in una stanza al buio, con una pistola in mano, prossimo a compiere l’atroce gesto di spararsi un colpo in testa. Ma quello che mi mancava era la storia che lo avrebbe condotto a quella drammatica situazione, quindi restai in stallo per svariate settimane, quando una sera, mentre finivo di cenare, sentii al telegiornale che stavano parlando della scoperta di un intero sistema planetario, che ruotava intorno alla stella Trappist. Udendo le parole del giornalista che spiegava i dettagli della scoperta, mi chiesi fra me e me “E se mandassi dei coloni su uno di quei pianeti?”. Quella fu la scintilla che scatenò la storia raccontata nel libro.
Ovviamente non potevo e non volevo limitarmi a raccontare la storia della colonizzazione di un pianeta remoto o di un viaggio attraverso il cosmo. Volevo mantener viva quell’immagine di un uomo arrivato ad un punto cruciale della sua avventura, perché ritenevo quell’’immagine molto forte. Quindi, aggrappandomi all’eterna lotta tra il bene e il male, un classico, inserii quelle due civiltà aliene che abitavano il pianeta scelto per la colonizzazione, una civiltà cattiva e la sua controparte, quella buona che lotta per il proprio diritto alla vita.
Su quel mondo lontano, il protagonista si imbatte in quelle creature meccaniche, simili agli animali che vivevano sulla Terra, costruite per proteggere quel mondo lontano. Questa idea mi affascinava molto, inserirle e scoprirle pian piano, attraverso gli occhi del protagonista della storia, ritengo che sia stato importante per dare al lettore il concetto di quanto sia importante proteggere il nostro bene più prezioso, ovvero la nostra casa errante nel cosmo, il pianeta su cui viviamo.
Hai dovuto lavorare molto per scriverlo, fare ricerche o informarti per questioni più tecniche?
Come dicevo, l’idea del libro nacque dopo aver sentito la notizia della scoperta di quei pianeti, quindi passai diverse serate a leggere i vari articoli sulle riviste scientifiche che ne parlavano. Poi, la parte più laboriosa è stata l’immaginare quel mondo e descriverlo in modo tale che, leggendo quelle righe, si avesse l’immagine mentale di ciò che stavo tentando di descrivere. Sono ben consapevole, che il tema da me trattato, sia stato affrontato spesso nel campo della fantascienza ma, come gli altri, anche io ho voluto dare la mia visione, non a caso ho inserito quelle creature meccaniche che mi hanno fatto lavorare molto di fantasia per descriverne gli atteggiamenti, le corporature e le lotte che svolgono nella storia. Guardai dei documentari sugli animali africani come spunto.
Inoltre, nel libro faccio riferimento anche ad antiche mitologie babilonesi. I Tiamatiani, gli alieni buoni del libro, provenienti dal pianeta Tiamat, quando ne descrivo la storia, faccio appunto riferimento a quelle antiche mitologie. Anni fa lessi diversi libri che trattavano la storia e la mitologia babilonese, ne restai affascinato, per quello l’ho inserito nel libro, ovviamente, per rinfrescarmi la memoria, feci diverse ricerche in rete, onde evitare errori.
Non è stato un caso, affidare al protagonista il ruolo di militare. Secondo me, un militare che difende la propria patria e crede in ciò che un governo rappresenta, è una figura sensibile che percepisce, meglio di chiunque altro, il disagio esistenziale che può nascere in una società complessa, come era, o sarà, il pianeta Terra nel futuro. E questa caratteristica lo aiuta ad intraprendere un lungo viaggio attraverso il cosmo, per tentare di creare un mondo secondo i suoi stessi ideali, tentando di evitare gli errori commessi sul suo pianeta natale, portandolo ad impugnare le armi pur di difendere quegli ideali.
L’idea del titolo com’è nata?
Per concentrare l’attenzione verso il pianeta che avrebbe permesso la vita della colonia. Poiché, il vero protagonista della storia è appunto il nuovo mondo, Trappist Terzo.
Recensione da Modulazioni Temporali
https://www.modulazionitemporali.it/michele-scalini-e-il-mondo-fantascientifico-di-trappist-terzo/?fbclid=IwAR1fnevbJn6ZHJDDSd-dDHt8NfcBPOTaJWBSpxTChxbt9YEn90jI0Q_sv_A 

Dopo essersi congedato dalla carriera militare con onore, il maggiore Smith si trova ad affrontare il mondo civile, ma senza riuscirci. Per anni tenta di adattarsi a quel nuovo stile di vita, che non gli si addice per niente, cambiando svariati lavori, quando una sera, durante una rissa in un locale, si imbatte nell’annuncio pubblicitario di una compagnia che organizza colonie su altri pianeti abitabili. Spinto dallo spirito di avventura e affascinato dal progetto, decide di aderire all’iniziativa della compagnia. Inizia così il suo viaggio verso quel nuovo mondo, dove vuole costruirsi una nuova vita lontano dalla Terra e, soprattutto, da quelle guerre che avevano segnato la sua vita. Con gli altri coloni costruisce un villaggio, avvia l’agricoltura, contribuisce alla nascita di quell’insediamento umano. Quando tutto procede per il meglio, scopre l’esistenza di insolite e magnifiche creature meccaniche che vivono su quel pianeta. Insieme a quelle creature, trova due civiltà aliene, Tiamatiani e “Creatori”, in guerra tra loro. A seguito dell’attacco alla sua colonia da parte dei “Creatori”, decide di unirsi a Tiamatiani per dichiarare guerra a quella civiltà a cui non piace dividere il pianeta con altri esseri.

Breve estratto:
Pistola puntata alla tempia. Dito pronto sul grilletto. Colpo in canna. Sguardo fisso nel vuoto. Una gelida goccia di sudore che scendeva dalla tempia. Mente sgombra, in attesa di compiere l’atroce gesto di porre fine alle mie sofferenze.
Ero ben consapevole che quella soluzione non era la più idonea per affrontare la situazione che stavo vivendo, ma dopo un’attenta analisi, giunsi alla conclusione che non c’era altra via d’uscita. Come uno scorpione messo in trappola, considera la morte l’unica via di fuga, anche io mi trovavo nella stessa condizione. In quella situazione, ero io lo scorpione.
Avevo già considerato ogni possibile soluzione, ma ognuna di loro aveva una bassa probabilità di successo e un’altissima probabilità di fallimento, ovvero la mia morte o la mia cattura, e non sapevo, quale delle due conclusioni, fosse la peggiore. Non era la prima volta che mi trovavo in una situazione simile, in battaglia potevano capitarti situazioni che non avevi considerato o che ti stavano sfuggendo di mano. Ma una situazione come quella, non mi era mai capitata Né la mia esperienza militare, né la mia conoscenza strategica potevano aiutarmi.
Mi asciugai la fronte con la mano, mentre con l’altra stringevo quella dannata pistola. Stavo per accostare il dito al grilletto per sferrare il colpo decisivo.
«Fanculo … » dissi sospirando mentre abbassavo la pistola verso il pavimento.
«Trova una soluzione invece di arrenderti … trova una soluzione … non arrenderti … trova una soluzione … dannato bastardo».
Mi alzai dalla sedia, che avevo preparato per la mia esecuzione, e mi avvicinai alla finestra barricata. Attraverso una fessura, lanciai un’occhiata verso l’esterno, per controllare la situazione. Quelle macchine infernali erano ancora là, come erano ancora là i loro formidabili inventori. Vedevo bene che non avevano intenzione di abbandonare la posizione, anzi, davano l’impressione che ci godessero a tenermi in trappola nella mia baracca.
Poche ore prima, avevo provato a contattare la secondo colonia che si trovava dall’altra parte di quel dannato pianeta perso nell’immensità del cosmo. Ma purtroppo nessuno rispose alla mia richiesta di soccorso e non avevo modo di sapere se quella gente fosse ancora viva o se aveva subito un attacco simile al nostro. Da esperto militare, dopo pochi minuti, pensai che probabilmente i miei nemici avessero distrutto le nostre comunicazioni. D’altronde lo avrei fatto anche io. Era la prima regola di una buona strategia militare. Prima di attaccare un nemico, assicurarsi di distruggere ogni mezzo di comunicazione, in modo da eliminare ogni possibilità di chiedere soccorso o rinforzi.
Dalla tasca laterale dei pantaloni, presi il pacchetto di sigarette. Ne tirai fuori una e la portai alla bocca. Una volta accesa, tirai una profonda boccata lasciando cadere leggermente all’indietro la testa, mentre poi lasciai scivolare fuori dalla bocca una densa nuvola di fumo. Tornai a sedere sulla sedia dove sarei dovuto morire. Continuai a fumare quella sigaretta, senza pensare a niente di specifico, nonostante avessi dovuto trovare una soluzione.
Sapevo che c’era un modo per uscirne.
Dovevo riflettere, pensare ad un piano e passare all’azione.

Intervista dell’editore:
Allora Michele parliamo un po’ del tuo libro, spiegaci come è nata l’idea per questa storia e svelaci alcune curiosità legate alla trama
Un paio d’anni fa avevo questa immagine nella mia mente, di un uomo chiuso in una stanza al buio, con una pistola in mano, prossimo a compiere l’atroce gesto di spararsi un colpo in testa. Ma quello che mi mancava era la storia che lo avrebbe condotto a quella drammatica situazione, quindi restai in stallo per svariate settimane, quando una sera, mentre finivo di cenare, sentii al telegiornale che stavano parlando della scoperta di un intero sistema planetario, che ruotava intorno alla stella Trappist. Udendo le parole del giornalista che spiegava i dettagli della scoperta, mi chiesi fra me e me “E se mandassi dei coloni su uno di quei pianeti?”. Quella fu la scintilla che scatenò la storia raccontata nel libro.
Ovviamente non potevo e non volevo limitarmi a raccontare la storia della colonizzazione di un pianeta remoto o di un viaggio attraverso il cosmo. Volevo mantener viva quell’immagine di un uomo arrivato ad un punto cruciale della sua avventura, perché ritenevo quell’’immagine molto forte. Quindi, aggrappandomi all’eterna lotta tra il bene e il male, un classico, inserii quelle due civiltà aliene che abitavano il pianeta scelto per la colonizzazione, una civiltà cattiva e la sua controparte, quella buona che lotta per il proprio diritto alla vita.
Su quel mondo lontano, il protagonista si imbatte in quelle creature meccaniche, simili agli animali che vivevano sulla Terra, costruite per proteggere quel mondo lontano. Questa idea mi affascinava molto, inserirle e scoprirle pian piano, attraverso gli occhi del protagonista della storia, ritengo che sia stato importante per dare al lettore il concetto di quanto sia importante proteggere il nostro bene più prezioso, ovvero la nostra casa errante nel cosmo, il pianeta su cui viviamo.
Hai dovuto lavorare molto per scriverlo, fare ricerche o informarti per questioni più tecniche?
Come dicevo, l’idea del libro nacque dopo aver sentito la notizia della scoperta di quei pianeti, quindi passai diverse serate a leggere i vari articoli sulle riviste scientifiche che ne parlavano. Poi, la parte più laboriosa è stata l’immaginare quel mondo e descriverlo in modo tale che, leggendo quelle righe, si avesse l’immagine mentale di ciò che stavo tentando di descrivere. Sono ben consapevole, che il tema da me trattato, sia stato affrontato spesso nel campo della fantascienza ma, come gli altri, anche io ho voluto dare la mia visione, non a caso ho inserito quelle creature meccaniche che mi hanno fatto lavorare molto di fantasia per descriverne gli atteggiamenti, le corporature e le lotte che svolgono nella storia. Guardai dei documentari sugli animali africani come spunto.
Inoltre, nel libro faccio riferimento anche ad antiche mitologie babilonesi. I Tiamatiani, gli alieni buoni del libro, provenienti dal pianeta Tiamat, quando ne descrivo la storia, faccio appunto riferimento a quelle antiche mitologie. Anni fa lessi diversi libri che trattavano la storia e la mitologia babilonese, ne restai affascinato, per quello l’ho inserito nel libro, ovviamente, per rinfrescarmi la memoria, feci diverse ricerche in rete, onde evitare errori.
Non è stato un caso, affidare al protagonista il ruolo di militare. Secondo me, un militare che difende la propria patria e crede in ciò che un governo rappresenta, è una figura sensibile che percepisce, meglio di chiunque altro, il disagio esistenziale che può nascere in una società complessa, come era, o sarà, il pianeta Terra nel futuro. E questa caratteristica lo aiuta ad intraprendere un lungo viaggio attraverso il cosmo, per tentare di creare un mondo secondo i suoi stessi ideali, tentando di evitare gli errori commessi sul suo pianeta natale, portandolo ad impugnare le armi pur di difendere quegli ideali.
L’idea del titolo com’è nata?
Per concentrare l’attenzione verso il pianeta che avrebbe permesso la vita della colonia. Poiché, il vero protagonista della storia è appunto il nuovo mondo, Trappist Terzo.
Recensione da Modulazioni Temporali
https://www.modulazionitemporali.it/michele-scalini-e-il-mondo-fantascientifico-di-trappist-terzo/?fbclid=IwAR1fnevbJn6ZHJDDSd-dDHt8NfcBPOTaJWBSpxTChxbt9YEn90jI0Q_sv_A
“Un uomo poteva dire o fare ciò che voleva, ma una cosa non poteva fare, cioè fuggire dalla propria natura.”
La Terra è invivibile, l’inquinamento ha raggiunto livelli altissimi, tanto che il cielo non è più azzurro, ma giallognolo, e l’aria è orarmai irrespirabile. In questa realtà futura incontriamo il maggiore Smith, un militare pluridecorato, che dopo vent’anni di glorioso servizio viene congedato dall’esercito; il ritorno alla vita normale risulta per lui difficoltosa, fino a quando per puro caso non viene attirato da una pubblicità in tv, che sponsorizza la possibilità di iniziare una nuova vita su un altro pianeta, Trappist Terzo, inviando una semplice candidatura.
La decisione del maggiore di candidarsi è l’input che porterà il lettore nel mondo fantascientifico di “Trappist Terzo” (0111 Edizioni, 2019, pp. 158, euro 15) di Michele Scalini. Una scrittura fluida per una trama avvincente, una lettura tutta d’un fiato che pone l’attenzione su un ipotetico futuro in cui gli esseri umani possono viaggiare nello spazio e nel tempo e fuggire da una realtà oramai contaminata fino all’osso e priva di stimoli. Trappist Terzo è l’ancora di salvezza per tutte quelle persone che sulla Terra non hanno più nulla a trattenerle: gli esperti hanno appurato che il nuovo pianeta è disabitato e perfetto per l’insediamento umano. Sarà proprio lil maggiore Smith a mettere piede per primo sul pianeta e a dare il via libera agli altri coloni, ma non tutto filerà liscio. Trappist Terzo rivelerà la presenza di creature alquanto singolari e pericolose e la nuova vita che Smith e tutti gli altri umani desiderano sarà messa a dura prova.
Senza voler rivelare troppo, “Trappist Terzo” offre una breve e appassionante storia che si rivela a poco a poco creando nel lettore sempre più curiosità; i pensieri del maggiore Smith portano alla luce delle questioni interessanti, in cui tempismo e flessibilità sono elementi che possono fare la differenza nella sottile linea di separazione tra successo e fallimento. Michele Scalini sa coinvolgere nella semplicità, ponendo l’animo umano (e alieno) davanti a tutto.
Recensione dal blog NetMassimo

Trappist Terzo di Michele Scalini


Il romanzo “Trappist Terzo” di Michele Scalini è stato pubblicato per la prima volta nel 2020 da “0111 Edizioni”.
Il maggiore Smith si è congedato dall’esercito da eroe, ricevendo un’altra medaglia al merito, ma non non si sente un eroe. Cerca di adattarsi alla nuova vita da civile ma non fa realmente per lui. Per caso nota un annuncio riguardante la ricerca di personale da inviare su un pianeta abitabile per installarvi una colonia e decide di provarci.
Il curriculum di Smith gli permette di essere facilmente approvato come capo della sicurezza della colonia che verrà stabilita sul pianeta Trappist Terzo. Si tratta di un viaggio della durata di decenni, da trascorrere in ibernazione. I problemi sorgono all’arrivo, quando la situazione sul pianeta risulta diversa da quella prevista, con esseri senzienti che già lo abitano.
“Trappist Terzo” è un romanzo di fantascienza dal taglio decisamente classico, nel senso che Michele Scalini ha scritto un romanzo che per gli standard odierni è corto e ha una trama lineare, senza tanti fronzoli. Viene quasi completamente raccontato dal protagonista in prima persona con un inizio in medias res, con Smith sul pianeta da colonizzare mentre è impegnato in una battaglia con un’altra specie che non vuole dividerlo con gli umani. Il secondo capitolo torna indietro nel tempo, al momento del congedo di Smith per raccontare, stavolta in ordine cronologico, come è finito coinvolto nel programma di colonizzazione di Trappist Terzo.
La parte iniziale del romanzo è quella che si potrebbe definire più convenzionale. Smith non è molto introspettivo perciò si limita a manifestare la sua insoddisfazione per la sua vita e l’interesse che prova quando vede l’annuncio pubblicitario per la ricerca di persone da inviare su Trappist Terzo. Quel periodo è ambientato in un futuro che non è molto lontano perciò la situazione sulla Terra non è molto diversa da quella attuale. La grande differenza è nei viaggi nello spazio, compresi quelli interstellari. Michele Scalini non fornisce dettagli su di essi, solo il minimo indispensabile come i decenni trascorsi in ibernazione dai futuri coloni.
La storia decolla davvero con l’arrivo dei coloni su Trappist Terzo, dove scoprono una situazione ben diversa da quella prevista. Il pianeta doveva essere abitabile ma privo di abitanti senzienti, invece i guai cominciano poco dopo l’avvio della colonia. La complessità della situazione dà forza alla trama espandendola oltre i cliché delle storie di colonizzazione di altri pianeti.
Con una narrazione che rimane scorrevole, il ritmo viene mantenuto elevato coinvolgendo il lettore nella storia del protagonista. Gli altri personaggi fanno un po’ da contorno, un problema tipico di storie raccontate in prima persona, tanto più se il narratore non è esattamente estroverso. Onestamente, in questo caso i personaggi sembrano sacrificati per dare spazio ai pensieri del protagonista e soprattutto all’elemento avventuroso.
Non si può dire che la trama di “Trappist Terzo” sia particolarmente originale, ma Michele Scalini riesce comunque a tirare fuori qualche colpo di scena nella seconda parte. Per questo motivo, secondo me ha successo come fantascienza avventurosa e ne consiglio la lettura a chi apprezza questo tipo di storia.

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