PENSIERI RACCOLTI I di Adriano Viola

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  1. Pensieri raccolti, perché pensieri? Credo che il pensiero sia la nostra più vera espressione, la fedele descrizione di quello che realmente siamo, del nostro vero Io terreno. Là tra le pieghe della mente oltre al sentire più spirituale dell’anima che rappresenta una entità più astratta, al contrario i pensieri sono invece vivi e reali, pulsanti di paure e speranze, inventano scuse, progetti, sogni trasudano umanità con tutti i limiti e le conseguenze che essa comporta. Non sono illusori o eterei pompano vita, si susseguono, si accavallano, si confondono e spesso si perdono. Da qui la voglia di fermare come un istantanea alcuni di quelli che mi hanno attraversato, convinto o deluso così ” pensieri confusi e distanti, per tenerli ancorati e protetti dai venti” che spesso soffiano forte tra i dedali confusi della nostra mente e i granelli che inesorabili scendono a scandire la nostra esistenza.

    Adriano Viola

  2. Lettura e analisi del testo
    [Pensieri raccolti – Adriano Viola]
    Book Sprint edizioni

    Il lettore si ritrova a leggere una raccolta di poesie miste, in rima e a rima sciolta, ispirate dai sentimenti e dalle mille sfaccettature della vita nella società attuale.
    Il lettore apprezza l’intensità con cui l’autore tratta gli argomenti presi in considerazione dalla sua poetica, con cui ci illustra il profondo del suo animo, il suo pensiero e con cui ci racconta ciò che la sua sensibilità di poeta ha saputo cogliere.
    Il suo stile è semplice, colloquiale e privo di fronzoli, pur conservando un’originale freschezza: l’uso delle figure retoriche e i giochi di parole, fanno sì che ogni lettore possa capire e figurarsi nella mente ciò che le parole dell’autore vogliono intendere, in questo modo ogni riga di ogni poesia ci racconta una storia, ci descrive uno stato d’animo, un momento indelebile, ci fa provare o ricordare una sensazione già provata sulla nostra stessa pelle.
    Non risulta difficile quindi per il lettore immedesimarsi nelle parole dell’autore, riconoscersi in ciò che descrive o anche solo fare esperienza di queste poesie, vuoi perché ci parlano di emozioni che ben conosciamo, vuoi perché ne condividiamo i pensieri o magari le esperienze che raccontano: leggere questo testo significa scoprire una poetica profonda e delicata, che sa esprimere sensazioni e punti di vista in modo puntuale, che sa prendersi il tempo di dilungarsi in dettagli e descrizioni, che sa tradurre in poesia sensazioni e stati d’animo, che sa mostrare la determinazione e contemporaneamente la fragilità di un uomo.
    La lettura procede leggera e piacevole: il testo ci dà il tempo di metabolizzare le parole dell’autore e trovare un po’ di noi stessi e del nostro pensiero nello sguardo poetico di un’altra persona.

  3. Pensieri condivisi attorno ad un monolite

    “Così che tu possa leggendo di me/trovare dei versi che parlano di te”. La poesia è anche questo. Il riflesso, la ricerca del sé. Che può benissimo essere fatta attraverso gli altri. Gli altri che vivono, che hanno delle storie, che pensano e che scrivono. Viola è uno di quelli che riassume le sue esperienze in poesie e lascia i lettori immersi nel groviglio dei suoi personali accadimenti affinché possano autoritrarsi e condividere.
    Nel bene e nel male ogni esperienza umana viene condivisa, sebbene ognuno abbia le proprie sfumature. E le sfumature di Viola sono in rima, a volte facili a volte più ricercate, con andamenti che ricordano i movimenti della più recente musica pop.
    Ciò che importa è il pensiero, come sostiene l’autore nell’introduzione. Il resto viene da sé, con una proiezione verbale intrisa di genuinità: “Ho visto sorrisi di Giuda / con pacche sulla spalla / Ma sorridendo i bambini / giocano a palla”. Viola si sente una falena e vaga nella notte sperdendosi “tra rinuncia e ostinazione”.
    Noto una presenza ricorrente dei ricordi, “oggi che profumano troppo di ieri” e ricordi ancora inesistenti “tra domani troppo distanti”. Tutto sembra avvolto con una parvenza di velluto, ma sotto l’apparenza ci sono anche le spine. Perché “Quando tutto il cercare diventa solo lite / quando la strada è bloccata da un monolite / Adoralo e fanne un Dio di ogni tuo fallimento / riposa le tue ali, trattienile, in attesa del vento”.
    C’è una consequenzialità tra i brani proposti che trova riscontro nel filo rosso attorno ai pensieri come in un mazzo di fiori di campo. Fiori che in alcune occasioni vengono raccolti da qualcuno disposto a gettarli contro il monolite. Il riferimento al film di Kubrick è puramente voluto. E dal monolite si passa al prisma, una preziosa immagine dell’anima come “un prisma di luce / poema senza voce”.
    Tematica cara all’autore, la spiritualità e ne dà testimonianza in molte poesie. Un distico attrae l’attenzione, una frase per niente scontata: “Non avere un Dio a cui chiedere perdono / svuota la mia innata voglia di sbagliare”. Questi due versi incarnano tutta la volontà di vivere in modo semplice quanto naturale una vita da essere umano, con tutte le conseguenze, accettate senza riserve, dell’innata fragilità.

    diMarco Papacchini
    Dal sito “ Il mio libro” luglio 2019

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