PIÙ DONNA di Rosalba Spagnolo

PREFAZIONE di Umberto Veronesi
Rosalba Spagnolo, Autrice di questo libro, è una donna forte. Guardava la vita con il sorriso negli occhi, le mani protese al futuro dei giorni, il suo mondo -sicuro- stretto nel pugno di una vita serena.
Fino a ieri. Poi d’improvviso quella salda presa, che accoglieva fiduciosa tutte le certezze, si è aperta involontaria su di una realtà lontana e sconosciuta. Indesiderata. I giorni danzavano come piccole ombre assetate di un perché, come fiori che a fatica cercano di fare capolino nella neve di un rigido inverno. Tesori di una bellezza da riscoprire.
Rosalba ha conosciuto la durezza della vita: ha dimenticato la gioia, ha sperimentato il dolore di uno sguardo intimidito e timoroso sul suo corpo fragile, ha ricercato la forza per dire ancora sì alla vita. Nonostante la paura, nonostante l’angoscia, scrutando sempre il cielo.
Rosalba è una donna generosa. Ha accolto questa esperienza drammatica e forte, che allontaniamo dal cuore e da un corpo che la rinnega, quasi come un dono. Lo ha voluto offrire a ciascuna donna. Come atto di amore. Per sé, per la preziosità della vita, per ciascuno di quei volti che ha incontrato e coi quali ha condiviso il cammino. Per insegnare il coraggio, per ridare speranza ad un sorriso spento, per un grazie silenzioso a chi lo sa ascoltare.
Sono rimasto colpito da questa serie di poesie, ciascuna dedicata. Sono scritti semplici e tuttavia profondi che rivelano un animo puro, che ha saputo cogliere l’essenza della vita, che ha tramutato in dolce bellezza perfino il grido più straziante dell’anima.
Disegni di un tempo che immancabilmente fugge, di una clessidra che segna il destino, di una lacrima che riga il volto di un triste Pierrot, di una croce nuda, si contrappongono al colorato volo di aquiloni, di un tramonto rosso di un giorno di luce accecante, di un fiore che rompe la dura scorza della terra e spunta al sole, di un capriolo che sgambetta alla fonte, di un albero che svetta, di un mondo che ruota e chiama alla vita.
Perché oltre la malattia, c’è sempre la vita per cui lottare.

 

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