UN LANCIO FORTUNATO di Federica Milella

ESTRATTO

Anno solare 400,56,01
L’elaboratore sta scaricando le prime immagini, Aran si è ripreso e sta venendo velocemente verso di me, credo voglia uccidermi.
«Aspetta Aran…»

Anno solare 400,55,34 (il giorno prima)
Un breve rullio e il bicchiere mi viene posto davanti, il mio avversario dichiara a gran voce: trentatré. È un ottimo punteggio.
Lo guardo negli occhi, lo osservo per un po’, difficile batterlo.
Il mio primo impulso è quello di rilanciare i dadi e sperare di superarlo, invece…
Mi dirigo ai laboratori. Il mio rivale, Bust, stava bleffando, non imbroglia nessuno con quella faccia.

Laboratori di astrofisica
“Iura” il protocollo di evacuazione dal pianeta è chiaro in ogni punto e non esistono alternative:
[…] Un terzo della popolazione totale sarà evacuata su un altro pianeta, i restanti due terzi soccomberanno.
[…] Questo è quanto chiaramente descritto dal risultato di una complicata equazione appositamente studiata dalle menti più illustri del nostro pianeta.
Lo sento dire da sempre e mai sono stato d’accordo, purtroppo fa parte delle mie mansioni e mi vedo costretto a rispettarlo.
Io lavoro al centro di una grande metropoli molto particolare in cui sono situati i rinomati laboratori di astrofisica, fulcro della tecnologia più avanzata, che riunisce scienziati e ricercatori da tutte le parti del mondo.
L’edificio, un’enorme struttura in vetro e acciaio, fu progettato da un noto studio associato di ingegneri e architetti molto in voga per la loro creatività. Si staglia su ben centoventisette piani: nei primi dieci si trovano le officine meccaniche, a salire i laboratori. Più si procede verso il cielo, maggiore è l’importanza di chi occupa l’ufficio.
I reparti sono spaziosi, ben areati, forniti di ogni necessità, al limite del lusso. Nell’ultimo decennio si sono affollati non solo degli scienziati più insigni, ma anche dei politici più anziani, impegnati a occuparsi di un certo tipo di burocrazia, una burocrazia sulla quale avrei molto da dire.
Tutti questi personaggi formano una variopinta rosa di atteggiamenti: gli scienziati, in camice azzurro, stanno lì seduti, fermi, intenti a risolvere equazioni, non alzano mai la testa.
I politici, al contrario, si dividono in due chiare categorie: quella composta da coloro le cui famiglie sono state selezionate per la partenza, camminano, incoraggiano i colleghi, si danno da
fare con la giusta dose di razionalità e buon senso.
Poi c’è l’altra: agitati, nervosi, coi pensieri rivolti ovunque, tranne che al proprio lavoro.
Fra tutti spicca l’ingegnere capo Aran, coordina perfettamente equipaggio e passeggeri selezionati per ciascuna delle cinque astronavi costruite in orbita, ormai pronte alla partenza. Un tipo
stravagante nella sua normalità, alto, barba bianca ben tenuta, al contrario del proprio abbigliamento, scoordinato e fuori luogo; si vede che non ha una donna, loro hanno sempre buongusto; è
rimasto solo lui a dirigere gli ultimi dettagli delle operazioni di evacuazione e ha potere decisionale su tutto.
Lo prendo da parte.
«Non è il modo giusto Aran, non abbiamo vagliato tutte le possibilità, c’è in gioco la vita del sessantasette percento della popolazione del nostro pianeta! Dobbiamo salvarli tutti, sono anni
che combatto contro le direttive del protocollo di evacuazione “Iura”, sono ingiuste e discriminatorie, mi vuoi ascoltare?»
«Io capisco i tuoi ragionamenti, cambiare destinazione a “Edwin”, puntarlo dall’altra parte del globo. Sì, è logico, ma non c’è tempo, seguendo il protocollo almeno il trentatré percento di noi potrà continuare a vivere, il rischio di estinzione è certo, è solo a loro che devi pensare, gli altri non contano, sono solo un trascurabile scarto matematico. Quin, amico mio, sei un ragazzo brillante e hai un intuito fuori dal comune, è vero, ma conosci la storia dal giorno in cui sei nato, è più di un secolo ormai che
lavoriamo a questo progetto e fra poco la prima astronave lascerà l’orbita, non tirare i dadi confidando in un lancio fortunato.»
Lo chiama lancio fortunato.

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